Chiamparino e Cerutti rispondete

imageVisto la problematica che si sta accentuando sui nostri territori e all’indomani di varie assemblee
pubbliche riguardanti il fenomeno dei presunti profughi, sottolineando altresì le affermazioni
dell’assessore regionale preposto.
Chiediamo all’assessore Cerutti dove sono le risorse e chi paga tutto il socio-assistenziale e il
servizio sanitario da garantire al 16,5% di chi ottiene asilo politico e al 33,7% che ottiene altre
forme di protezione? Un fenomeno che non va minimizzato
Nei prossimi anni migliaia di clandestini “sans-papier” circoleranno in Piemonte, in quanto
clandestini, con grave rischio sociale e per la sicurezza. Altre migliaia di altri senza permesso
internazionale ma non rimpatriabili per motivi umanitari, invece accederanno a tutti i servizi socio
assistenziali e sanitari, alla pari dei cittadini italiani. Quale stato sociale si profila e quale sicurezza
per i Piemontesi?
L’Assessore Regionale Monica Cerutti, decantando le proprietà e le virtù attuali (e future) del
Sistema Accoglienza dei migranti in Piemonte, riesce anche a dichiarare che non c’è alcuna
emergenza profughi.
Se in 18 mesi ne sono arrivati in Piemonte 11500, in 9 anni saranno circa 70000, solo nella nostra
Regione. Se qualcuno ha le prove che questa migrazione si fermerà mai, lo dica, perché dire che
“oggi” sono pochi vuol dire offendere i lettori e i cittadini.
Accoglienza a tutti i costi, quasi una gara, ma dopo cosa succederà? Nessuno se ne occupa. Le
statistiche ufficiali dicono, prendendo a campione i primi 5 mesi dell’anno in Piemonte, che solo
16,5% – meno di un quarto! – ottiene lo stato di asilo politico, mentre 33,7% viene tutelato con la
protezione sussidiaria e quella umanitaria, a questi viene rifiutato lo status di asilo politico ma,
semplificando, siccome correrebbero seri rischi nell’essere rimpatriati.
Le protezioni alternative come vediamo sono la quota più consistente, riguarda persone che pur
sbarcati/arrivati clandestinamente, possono restare in Italia, accedere al lavoro, beneficiare del
servizio socio assistenziale rispettivamente fino a 2 anni e fino a 5 anni, rinnovabili. Per loro la
completa tutela socio-assistenziale (assegno sociale, pensione agli invalidi civili, assegno di
maternità, assegno per il nucleo familiare con tre figli minori) e sanitaria (che quindi visto lo stato
sociale in cui versano, prevede l’esenzione dai ticket sanitari). Con i chiari di luna che i Comuni
hanno per sostenere le fasce deboli della popolazione residente, certamente qualche domanda
occorre porla.
Chiediamo all’Assessore Cerutti:
– 1) A) Dove sono le risorse e B) Chi paga tutto il socio-assistenziale, e il servizio sanitario del
nostro paese che viene garantito al 16,5% di chi ottiene asilo politico e al 33,7% che ottiene altre
forme di protezione. In particolare, gli assegni sociali, di invalidità, famigliari, nonché la tutela del
Servizio Sanitario, che vengono o verranno erogati, sono quindi a carico della Regione e quindi
vengono pagate con le tasse dei Cittadini?
– 2) Dal momento che possono anche accedere agli alloggi di edilizia popolare, al pari dei cittadini
italiani ai quali sono parificati, ha valutato l’Assessore Cerutti e la Giunta Chiamparino se ci sono
case popolari per tutti quanti, o se si rischia come già avviene che gli italiani possano accedervi
sempre di meno? Sostanzialmente, per un verso o per l’altro, in Piemonte, il 50% dei presunti
profughi comunque vada, anche se non ne avrebbe avuto motivo (33%), ottiene i benefit socioassistenziali,
sanitari, e lavorativi del cittadino italiano, sebbene temporaneamente, ma soggetti
comunque a rinnovo. Certamente un ottimo richiamo a provarci, a forzare i confini, per cui è lecito
aspettarsi una progressiva invasione della nostra Regione.
– 3) Cosa succede al 50% dei richiedenti asilo che vedono la domanda bocciata anche dopo il
ricorso e dopo i circa 2 anni che servono per espletare le varie fasi, dal momento che diventano
quindi CLANDESTINI e devono per legge essere ESPULSI e RIMPATRIATI? Nessuno pensa a
questo in questa gara dell’accoglienza a tutti i costi, remunerativa per alcuni ma non certo per i
cittadini, ma è chiaro che ogni anno verranno generati migliaia (in Piemonte, in un ottica di 9 -10
anni, una stima di 45000) clandestini da rimpatriare che circoleranno sul nostro suolo ai margini
della società, e che non solo avranno magari fatto perdere le loro tracce, ma che comunque non
avremo nemmeno i mezzi per poterli rispedire nei paesi di provenienza (di nuovo, dove sono i
soldi?).
Siccome è evidente che l’Europa non farà passare oltre i clandestini, e si stanno di fatto erigendo
muri fisici o oltre a violazioni del trattato di Schengen, si creerà in Piemonte come in Italia un vero
esercito di “Sans Papier” compressi nei nostri confini, ma anche “invisibili”allo Stato, che
alimenteranno enormi problemi sociali, micro o macro criminalità. Non è difficile ricondurre la
situazione attuale ad una serie di provvedimenti sbagliati, chissà se dettati dall’Europa, da parte
del Governo che nel 2013 con il Premier Enrico Letta ha ratificato il trattato di Dublino 3,
nonostante il fenomeno “barconi” e un nuovo rischio esodo biblico fosse noto, e grazie poi anche
all’abolizione del reato di immigrazione clandestina, insieme ad una politica inconsistente di difesa
dei propri confini.
Non dimenticando l’enorme esposizione economica sottratta alle difficoltà dei nostri cittadini per
immetterla nella gestione pressappochista è incapace del fenomeno presunti profughi, una
gestione che se paragonata ad un complesso dirigenziale privato comporterebbe l’immediato
licenziamento dei funzionari e politici nei ruoli apicali dell’azienda stessa ma si sa nel carrozzone
italico chi paga rimane sempre l’utente finale e cioè il cittadino ed il territorio che ha la sventura di
essere partecipe,suo malgrado, a cotanta azione maldestra.

Locarni Gian Carlo

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