Governo e fisco tiranno

imageIn un momento che definire negativo dal punto di vista economico-sociale rimane un’eufemismo, dobbiamo ahimè prendere atto delle azioni inversamente proporzionali al buon senso amministrativo che il Governo e i suoi sottoposti istituzionali intraprendono nel vessare milioni di lavoratori. Ora che gli studi di settore rasentino una becera convinzione nella propria utilità rimane sentore di molti e riesce a stupire che un Governo, affetto da annuncite, abbia una miopia tale da non comprendere la difficoltà dei lavoratori stessi. Se vi fosse una parvenza di razionalità amministrativa sui conti pubblici e un’altrettanta razionalità nel comprendere le concrete difficoltà di migliaia di aziende, il buon senso amministrativo porterebbe se non ad una rapida cancellazione degli studi di settore almeno ad una loro rimodulazione. Sottolineando che le percentuali usate per i vari calcoli dovrebbero avere un ritocco verso il basso ( quelle usate nel 2014 per calcolare i ricavi erano al 1.63%) mentre assistiamo che nonostante una forte contrazione economica, in cui tutto il tessuto sociale e produttivo ha delle reali difficoltà, sembrerebbe che la nuova percentuale sia attestata al 1.81%. Come si può pensare di agire in settori di macro economia se non si è in grado o addirittura peggio, non si hanno le capacità per analizzare i vari percorsi economici nazionali nel breve e medio periodo. Concludendo credo sia doveroso battersi per la cancellazione degli studi di settore e nella peggiore delle ipotesi auspicare che vi sia una rivisitazione reale al concreto quotidiano, che si resta lontano dai palazzi in cui vengono prese le decisioni ma resta l’unico metro attendibile per sondare la reale possibilità di uscire dall’angolo buio che questa lunga crisi ci ha relegato in toto.

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