La banca centrale svizzera salta dalla nave che affonda

linkiesta

La Banca Nazionale Svizzera (BNS) ha sorpreso tutti il 15 gennaio abbandonando il tetto massimo di 1,20 con l’euro. Il governatore della BNS, Thomas Jordan, ha motivato la decisione con cause di natura “internazionale”, senza specificarle. L’interpretazione universale delle sue parole è che egli si riferisse all’imminente allentamento monetario (QE) della BCE e all’esito delle elezioni greche.

La BNS ha mantenuto artificialmente basso il valore del franco svizzero per proteggere le esportazioni, acquistando enormi quantitativi di euro che ora costituiscono la metà delle sue riserve valutarie ammontanti a 500 miliardi di SF. Era diventata una situazione insostenibile soprattutto in vista del peggioramento della politica monetaria della BCE ma anche delle possibili conseguenze fatali per l’Euro delle elezioni greche.

Nel migliore dei casi, la BNS sarebbe incorsa in perdite massicce se avesse ritardato la decisione, e nello scenario peggiore delineato, si sarebbe trovata con centinaia di miliardi in una valuta che non esisteva più.

La BNS ha dato così al mondo un segnale inequivocabile di totale sfiducia nelle sorti dell’Euro. Per l’economia svizzera si è trattato della proverbiale “fine terribile” da preferire a un “terrore senza fine”. Il FS è balzato del 39% contro l’Euro per poi stabilizzarsi temporaneamente sulla parità. Gli imprenditori svizzeri sono ora giustamente preoccupati per gli effetti sull’industria.

La Svizzera esporta la metà del suo PIL. Si tratta di un record mondiale tra i paesi industriali, dato che campioni di esportazione come la Germania (ma anche l’Italia) si attestano sul 30%. Una rivalutazione massiccia danneggerà le esportazioni, metà delle quali vanno nell’Eurozona. Tuttavia, il governo può gestire la situazione introducendo: 1. controllo sui cambi; 2. tariffe all’import e sussidi all’export.

Ovviamente, la soluzione vera sarebbe quella di introdurre una separazione bancaria alla Glass-Steagall. Togliendo le garanzie pubbliche e l’accesso alla banca centrale ai settori di investment banking delle due banche TBTF, Credit Suisse e UBS, che operano interamente sul mercato londinese, si manderebbe l’intera bisca finanziaria a gambe all’aria e si porrebbe una volta per tutte fine alla politica di salvataggio della BCE e alla pressione speculativa sul franco svizzero proveniente da quella costruzione artificiale chiamata Euro. Ricordiamo che il parlamento svizzero (Nationalrat) si è già pronunciato a favore della separazione bancaria.

Non essendo membro né dell’Eurozona, né dell’UE, la Svizzera ha la sovranità richiesta per permettere alle proprie istituzioni di decidere in piena indipendenza da qualsivoglia Commissione o Fondo Monetario. Le prossime settimane ci diranno se questo sarà il caso.

 

Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.