Un altro fallimento della politica di Obama in Siria

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In un discorso pubblico in Australia, il Presidente Obama ha nuovamente elencato i tre principali pericoli che minacciano il mondo, stavolta mettendo l’ISIL al primo posto e la Russia al terzo, dopo Ebola.

Ma la realtà è che la strategia di Obama per combattere gli estremisti aumentando i finanziamenti e le forniture di armi alla cosiddetta opposizione “moderata” in Siria, non funziona, a dir poco.

Un’indicazione ulteriore di ciò è la notizia che il 2-3 novembre, durante una riunione notturna in una fattoria siriana, sette delegati di quattro o più gruppi terroristici wahabiti hanno deciso di cessare di combattersi l’un l’altro (almeno per ora) e di unire le forze per “eliminare totalmente” due dei più noti gruppi di ribelli sostenuti da Washington, come riferisce l’Associated Press. Essi hanno anche deciso di cooperare per aprire più fronti di guerra contro i curdi della Siria settentrionale.

All’incontro erano presenti i rappresentanti dell’ISIL, di Jabhat al-Nusra, di Ahrar al-Sham e di Jund al-Aqsa, che recentemente ha giurato obbedienza al “califfo” al-Baghdadi. Tutti hanno concordato di “eliminare totalmente” il Fronte Rivoluzionario Siriano di Jamaat Maarouf e il movimento Hazm, entrambi sostenuti da Washington.

Maarouf è già stato umiliato quando Nusra lo ha scacciato dalla sua roccaforte alcune settimane fa, impadronendosi di ingenti quantitativi di armi americane. Alla fine della riunione del 2-3 novembre, l’ISIL ha mandato cento miliziani a dare man forte ad al-Nusra in una battaglia contro Hazm, che ha evitato lo scontro ma avrebbe perso 65 miliziani che sarebbero passati al nemico.

Su un fronte più serio, la Russia e l’Egitto stanno lavorando alla preparazione di una conferenza che riunisca esponenti del governo e dell’opposizione, con l’idea di formare un governo di transizione che combatta il terrorismo, a quanto ha scritto il giornale libanese Al Akhbar l’11 novembre. Se tutto procede bene, i colloqui si terranno a Mosca.

 

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