Lo spettro dell’euro sull’indipendenza della Scozia

:: MATTEO MION
Nel settembre 2014 la Scozia autodeterminerà il proprio futuro con un
referendum per l’indipendenza dalla
Gran Bretagna. In Italia la consultazione indipendentista è eversione, nei
paesi anglosassoni, dove le regole liberaldemocratiche sono arcinote da secoli (1215, Magna Charta Libertatum),
è un fatto giuridico. Anzi. Londra, però,
non le manda a dire: volete andare fuori dalle scatole, fatelo, ma lasciate anche il sistema monetario della sterlina.
Se secessione dev’essere, lo sia fino in
fondo. Downing Street mostra i muscoli sul serio: no sterlina, no party!
E così le convinzioni indipendentiste di molti Highlander iniziano a
scricchiolare. L’alternativa alla valuta
britannica, infatti, non potrà essere lo
scottdollar, perché la soluzione è ritenuta troppo rischiosa dalle banche
scozzesi. L’unica opzione possibile è
l’adesione all’area euro: ipotesi ritenuta invece catastrofica. Perché mai abbandonare un sistema monetario efficiente per un altro in profonda crisi?
La Scozia diventerebbe il 18esimo
paese martire della tirannia finanziaria
tedesca. Vale la pena subire lo strozzinaggio del Führer Merkel, pur di far risuonare più forti le cornamusa?
Risposta ovvia: no. Oggi i valori identitari dei popoli sono schiavi delle monete. I confini degli stati contano solo
per la geografia, il resto è Pil e pecunia.
Questo i banchieri di Sua Maestà lo
sanno bene e hanno messo nell’angolo
gli aneliti secessionisti scozzesi. I britannici in kilt sono così costretti a farsi
due conti in tasca e, se nell’area permarrà la crisi attuale, non potranno
che rimanere dove stanno. La battaglia
la combattono i tesorieri delle banche:
Osborne e Alexander a Londra, John
Swinney a Edimburgo si contendono
l’indipendenza in punta di pound.
Corollario della sfida monetaria potrebbe essere il seguente: la Scozia rinuncerà alla secessione, pur di non entrare nell’euro. Certamente ci sta facendo un pensiero più ponderato, perchéattualmente l’euro è una sorte di
maledizione. La storia insegna che
passare da Radio Londra a Francoforte
non è un buon affare. Fallita la conquista dell’Europa con i carroarmati, i
crucchi ciriprovano con nuove armi di
distruzione di massa: lo spread, l’euro,
il no eurobond. Vade retro Bundesbank! Così l’abilità degli strateghi monetari della perfida Albione sta vincendo la sfida e la consultazione popolare
sull’indipendenza si sta trasformando
in un referendum tra sterlina ed euro.
A un anno e mezzo dalla chiamata secessionista, l’esito appare determinato
da motivi finanziari, salvo mutamenti
rilevanti dello scenario monetario Ue.
Si consolino gli scozzesi perché c’è chi
sta peggio di loro: gli indipendentisti di
San Marco. A Edimburgo infatti, è concessa la facoltà di scegliere tra secessione ed euro. Ai Veneti, che da anni lo
invocano, non viene concesso nemmeno un referendum per autodeterminarsi. Devono tenersi stretti per legge l’euro, l’Italia e o’Napolitano…

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