Cresce su due continenti il sostegno per Glass-Steagall

volontari-verdi

Il comitato politico di LaRouche (LPAC) sta costruendo un sostegno popolare e istituzionale alla proposta di legge HR 129 per reintrodurre la separazione tra banche ordinarie e banche d’affari. Il Colorado è il 17mo stato a introdurre una mozione per sollecitare il Congresso a votare la legge. Di questi 17 stati, 2 hanno già votato la risoluzione a stragrande maggioranza in entrambe le camere (South Dakota e Maine), mentre l’Indiana l’ha votato in una.

 

Alla Camera dei Rappresentanti a Washington, il numero dei firmatari è salito a 58, con cinque democratici che si sono aggiunti nelle ultime due settimane.

 

Qualcosa potrebbe muoversi anche al Senato. Il neoeletto senatore Angus King, del Maine, ha pronunciato il suo discorso di “investitura” il 24 aprile, e lo ha dedicato a perorare la causa di Glass-Steagall, citando ampiamente Lincoln e stigmatizzando la riforma finanziaria di Obama (la legge Dodd-Frank). King ha detto che se fosse stato già senatore, si sarebbe “opposto alla Dodd-Frank e avrei sostenuto la reintroduzione di Glass-Steagall”. Ha continuato citando il caso della Bangor, una delle tante casse di risparmio vittime della crisi che esse non hanno provocato.

 

Appena due settimane prima del discorso di King, il parlamento del suo stato aveva approvato la risoluzione promossa da LPAC. Due parlamentari eletti nello stato, Mike Michaud e Chellie Pingree, sono cofirmatari di HR 129.

 

In Europa, c’è già una proposta di legge al Parlamento italiano, presentata da un gruppo di leghisti guidati dall’on. Caparini. Il ddl è il risultato dell’espansione del processo organizzativo sul tema separazione bancaria negli ultimi tre anni. Il processo partì con un ddl presentato dal sen. Oskar Peterlini nella scorsa legislatura, seguito da simili ddl presentati da Tremonti e dalla Lega, che però non passarono mai alla discussione in aula. Il nuovo ddl è molto simile a quello di Peterlini. L’iniziativa di Caparini è partita da una conferenza a Brescia nel febbraio scorso, dove il parlamentare leghista era tra i relatori assieme al presidente di Movisol Liliana Gorini.

 

Il Parlamento svedese, invece, ha iniziato il 17 aprile a dibattere due mozioni per la separazione bancaria, una delle quali menziona esplicitamente Glass-Steagall. La mozione è stata appoggiata da due partiti di opposizione.

 

Questi sono tempi in cui anche i liberisti con un po’ di sale in zucca capiscono che l’unica soluzione è Glass-Steagall. In Gran Bretagna Nigel Farage, leader del Partito Indipendentista UKIP, ha appoggiato Glass-Steagall rispondendo ad un giornalista del Guardian il 23 aprile. Quando Michael White gli ha chiesto come, da ex uomo della City, egli avrebbe affrontato la crisi del 2007-2009, Farage ha risposto che “non avrebbe abolito la legge Glass-Steagall” che “separava le banche di raccolta da quelle d’affari e non si sarebbe intromesso, come ha fatto Gordon Brown, nei poteri regolatori della Bank of England, poteri che la banca aveva dal 1694”. Se fosse stato per lui, avrebbe fatto fallire Northern Rock, ha detto Farage.

 

E Jeffrey Sachs, il docente della Columbia diventato famoso per il ruolo centrale nelle “terapie d’urto” nell’Europa dell’est dopo il crollo del comunismo, ora si scaglia contro le banche e promuove anche lui Glass-Steagall.

 

Parlando il 17 aprile ad una conferenza della Federal Reserve di Philadelphia, Sachs ha risposto ad una domanda su Glass-Steagall dicendo che lui è favorevole a reintrodurla, e ha aggiunto: “Penso che sia importante ricostruire un meccanismo in cui la liquidità è separata dalle scommesse finanziarie su larga scala. Da macroeconomista, per me il crollo della liquidità è il vero macro-pericolo. Il resto è il crollo della fiducia, l’assenza di leggi, la decenza ecc., ma ciò che ha fatto [della bancarotta] di Lehman così pericolosa è il contagio dei mercati monetari, dei prestiti interbancari e il completo prosciugamento dei titoli commerciali. Questo è stato l’effetto devastante”.

 

 

 

Questa voce è stata pubblicata in Europa dell'Economia e della Finanza. Contrassegna il permalink.