LA LINGUA PIEMONTESE NASCE CON I TEMPLARI

Nel duecento gran parte dei predicatori Templari parlava “Piemontese “, Un dettagliato studio ha accertato che oltre un terzo dei 15 mila monaci guerrieri schierati nella penisola italiana aveva base in Piemonte, con 54 presidi su 150 totali. Vigilavano sulla Via Francigena che dalle Alpi conduceva pellegrini a Roma. Le loro piazzeforti erano unite da una rete di collegamenti che aveva come poli Vercelli. Asti e Torino. Fra il 1179 e il 1190 fu piemontese anche il loro comandante generale, con sede a Vercelli. Era il Precettore d’Italia Ribaldo da Moncalvo.

I SERMONI Fu lui molto probabilmente, a ordinare la redazione dei “Sermoni Subalpini” : 22 schemi di omelie. Sono la più antica opera codificata dalle lingua piemontese, di due secoli più antichi di quelli di Dante, che nel suo “ De vulgari eloquentia “ la definitiva “turpissima”, perché non la capiva. Ma formò i predicatori templari dei due versanti alpini, che al latino preferivano la parola romanzata e francofona delle popolazioni. E’ un documento importantissimo conservato alla Biblioteca Nazionale Universitaria di Torinocome “Manoscritto D. VI. 10” L’ha ereditato da quella ducale sabauda, che lo considerava prezioso.
IL TESTO SIMBOLO Perché è uno dei simboli dell’identità e dell’originalità della cultura sabauda, tanto che il Consiglio Regionale del Piemonte ne ha pubblicata un’edizione del Centro Studi Piemontesi, curata nel 2004 da Silvana Del fuoco e Piergiuseppe Bernardi. Nel concludere il loro lavoro, i due studiosi espressero la speranza che un giorno si potesse scoprire l’autore del manoscritto. La risposta la propongono oggi il frate cappuccino Luca Isella, l’ingegnere Mauro Lanza, il professore Renato Grilletto e Carla Amoretti. Con lui avviarono una ricerca ventennale sui Templari al Monte dei Cappuccini, di cui danno anticipazione , a 700 anni esatti dallo scioglimento dell’Ordine, decretato da Papa Clemente V.

GLI STUDIOSI Fatto tesoro dei contributi già resi dal teologo Carlo Isoardi, dal professore Giampietro Casiraghi, dal saggista Massimo Centini e dal glottologo Wolfgang Babilas, aggiungono le loro ricerche. Concordano con Sabilas che indica Vercelli come luogo di composizione dei “Sermoni Subalpini”. Il Gruppo guidato da Isella la colloca in un rete di capisaldi templari fondati per controllare le strade del Piccolo e Gran San Bernardo, le Valli di Susa, Germanasca e Chisone. Da Vercelli si diramava con presidi a Pavia, Casale, Ivrea, San Giorgio, Chiasso e Torino. I Cavalieri avevano sede anche a Sisa e Bussoleno. Crearono una “vedetta ” a Superga e una a Cavoretto, Testona nel castello della Rotta a Moncalieri, a Carignano, Poirino, Chieri e Pinerolo. Ogni “domus” era abitata da sei cavalieri. Comandavano sergenti che addestravano milizie locali. Erano presenti sul territorio come oggi i Carabinieri.
Ma nelle sede di “Precettoria”, le più importanti, risiedevano anche sacerdoti del Tempio. Erono però troppo pochi al tempo Robaldo da Moncalvo. Pertanto, su ordine di Papa Alessandro III, vennero compilati “Sermoni Subalpini”, concepiti come sussidi per formare predicatori, per orientare le loro omelie. Erono completati da un’esposizione introduttiva ad alcuni libri dell’Antico Testamento, più una raccolta di lettere di San Gerolamo, colui che per primo tradusse la Bibbia dall’ebraico.
LA LINGUA E L’ORDINE Ma la scoperta più affascinate del gruppo di Isella sono le somiglianze fra l’architettura linguistica dei “Sermoni Subalpini” e l’organizzazione dell’Ordine Templare. Il primo sermone, dedicato alla raccolta di decime, è simile a quelle dell'”ingaggio” dei Cavalieri. L’ultimo ribadisce la loro missione: “Annunciare la luce di Dio nella notte dell’Uomo”. E’ conforme alla bandiera dei monaci: Una fascia bianca come la luce, sovrastante il nero del buio, sotto la rossa croce del martirio di Cristo.

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