L’insostenibile leggerezza del Basel III

Di Roberto MarchesiBasilea3

Ho preso a prestito l’indovinato titolo del famoso libro di Milan Kundera (“L’insostenibile leggerezza dell’essere” n.d.r.) per commentare l’esplosiva situazione di rischio delle grandi banche, tuttora presa con eccessiva e irresponsabile leggerezza dai legislatori.
Come ho appena scritto nel mio articolo della scorsa settimana: “Il Tesoro Usa protegge le grandi banche d’affari dell’usura”, che aveva come sottotitolo “Il mercato dei derivati è una mina vagante destinata ad esplodere”, la situazione di rischio delle grandi banche non deve essere presa sottogamba nemmeno per un attimo, perché quello che è accaduto nel 2008 potrebbe essere solo una semplice “avvisaglia” di quello che accadrebbe presto o tardi se si lasciasse proseguire questo sciagurato trend del liberismo globale finanziario,.
Ma andiamo con ordine. Cos’è il “Basel III”? In linea generale i lettori di questo quotidiano lo sanno già abbastanza bene, perché diversi articoli qui ne parlano con regolare frequenza, ma la materia è molto ampia e abbastanza complessa, allora vediamo in particolare la regola che interessa più da vicino questa analisi, cioè la regola sulla capitalizzazione delle banche. La regola è che più una banca è capitalizzata e minore è il rischio che possa cadere in default in tempo di crisi (perché potrebbe coprire col proprio capitale un maggior volume di eventuali perdite).
Però capitalizzare una banca impegna denaro, toglie risorse alla banca stessa (se provenienti dall’autofinanziamento) o comunque riduce il parametro di remunerazione del capitale (R.O.E.) che è calcolato nella quota di utile destinato ai dividendi sul Capitale Netto, rendendo quindi meno appetibile il titolo della banca sul mercato. (Ricordo che togliere risorse per destinarle all’autofinanziamento, benché sia cosa buona in momenti economici normali, per una banca, in questo disgraziato periodo di crisi, significa togliere risorse all’attività di finanziamento alle imprese produttive e alle attività commerciali, che in questo momento ne avrebbero invece disperato bisogno).
E invece è proprio ciò che il Basel III fa, con regole rigide che impongono alle banche una capitalizzazione che negli ultimi due anni è già passata dal minimo previsto in precedenza del 2% (nel Basel I e Basel II), al 3,5% da raggiungere entro la fine di quest’anno (ma sembra che molte banche non riusciranno a rispettare questo parametro), al 4,5% entro il 2015, infine al 7% entro il 2019.
E qui dovrebbe già apparire con chiarezza il perché del titolo contradditorio di questo articolo. “Insostenibile” è infatti l’esatto termine con il quale definire il parametro di capitalizzazione richiesto alle banche. È in piena evidenza che le grandi banche (quelle con operatività a livello globale) capaci di raggiungere il parametro richiesto dal Basel III senza trovarsi in grave crisi di liquidità sono pochissime (6 su 28). Le altre non ce la fanno, perché in questo momento di crisi nessuno vuole investire in banche in crisi di liquidità e con indicatori di redditività (R.O.I.) miserevoli. Tuttavia non è un caso che quelle che ce la fanno sono proprio le stesse banche che investono maggiormente nei prodotti finanziari ad alto rischio ed alta volatilità. Quindi sono anche quelle che contengono intrinsecamente i maggiori rischi di default in caso di crolli a catena se salta l’attuale delicato equilibrio.
E qui entra in gioco l’altra metà del titolo di questo articolo. “Leggerezza” è infatti riferito alla consistenza del capitale proprio delle banche. Se salta il banco, come è successo nel 2008, non basterà certo quel 7% di capitalizzazione imposto alle banche dal Basel III, ammesso e non concesso che nel frattempo lo abbiano raggiunto.
Bloomberg View e altri studi (Stanford University, David Miles della Bank of England, ecc.) sostengono che ci vorrebbe una capitalizzazione di almeno il 20% per questo tipo di banche così sovraesposte sui derivati finanziari. E qui è bene sapersi che nulla è stato fatto finora (salvo i “pannicelli caldi” degli accordi di Basilea) per evitare il “too big to fail”. Anche il parametro del 7% non sarebbe bastato a salvare le grandi banche dal fallimento, nel 2008, senza il sostegno incondizionato della Banca Centrale e del Tesoro dei paesi colpiti dalla crisi.
Giustamente il governatore della Banca d’Inghilterra Mervyn A. King (che lascerà l’incarico la prossima estate) dice che intanto si potrebbe ridurre di un tantino la retribuzione e i bonus dei grandi managers di queste banche e dirottare quei soldi a capitalizzare le loro banche, che ne hanno maggior bisogno.
Ottima idea, ma servirebbe solo ad equilibrare un poco i sacrifici imposti alla gente comune proprio dalle avventurose speculazioni di questi avvoltoi della finanza, non servirebbe, come abbiamo visto sopra, a risolvere il problema della estrema sottocapitalizzazione di queste banche.
Anche il tentativo di dare un “peso specifico” diverso alle varie poste di bilancio di queste banche, al fine di calcolare il “saggio” di capitalizzazione in modo tecnico più appropriato e coerente con i rischi connessi, non è sufficiente a risolvere il problema. Riesce solo a misurarlo un po’ meglio (rendendo però complicate e lunghe le regole da osservare) ma rimane comunque ampiamente inadeguato a coprire il rischio.
L’unica strada vera e sicura (ha funzionato benissimo per oltre 50 anni, e non c’era ancora la marea di derivati che circola adesso) è quella di tornare alla netta separazione delle attività tra banche ordinarie e banche d’affari (o Istituti a Medio Termine, come era in Italia fino agli anni 90). O almeno, adottare la proposta lanciata recentemente dal presidente francese Hollande, di separare all’interno della stessa banca, ma con capitalizzazioni separate, le attività bancarie speculative da quelle ordinarie (vedasi Rinascita del 20 novembre scorso: “Francia in guerra contro gli speculatori”).
I banchieri non sono disposti a cedere nemmeno un millimetro del loro potere, ma parafrasando Georges Clemenceau si potrebbe dire oggi che la politica delle banche è diventata cosa troppo seria per lasciarla fare ai banchieri.

 

da Rinascita 5.12.2012

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